Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Namasté.

È disagevole trovarsi, in questo tempo di andrà tutto bene e specialmente ora che il potere ha finto di aprire le gabbie permettendo ai lobotomizzati di scoreggiare per strada e non più in cella, in una posizione elevata poiché la risalita delle volute di fumo dei sentimenti buonisti ribolliti in pessima salsa spiritualbiobau obbliga a doverne ineluttabilmente respirare il puteolente lezzo.
Mi figuro il giudizio che il povero Apollo, capitato sul pianoro sbagliato, scriverebbe in un ipotetico Olympiadvisor a proposito delle carezze di Zefiro…
Comunicazione, libertà, prigione, complotto, rivoluzione, andiamoli a prendere e via di masturbazione in masturbazione.
Nonostante l’irripetibile opportunità di crescita offerta dalle circostanze, siamo al cospetto dell’ennesima rivisitazione del solito copione stantio: quello messo in scena con bigotta cecità da chi vuole illudersi e illudere circa un millantato percorso di elevazione, ma che non fa altro che calcare le solite, polverose tavole del palcoscenico da avanspettacolo recitando la trita commedia della separazione, della dicotomia: bene/male, lecito/illecito uomini/donne terra/cielo.
Il Potere del Risveglio, o comunque vogliamo chiamarlo, non è per tutti ma solo per chi sa varcare la soglia di quella che chiamerò la Casa del Sangue. Ho più volte affermato che il Risveglio non possiede nulla di morale, mistico o spirituale: o è, o non è.
Molto più semplicemente, come quando da bambini non ancora corrotti dal politicamente corretto giocavamo a nascondino, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Saluti baci e namasté.
Non è vero, inoltre, che ciò che sembra non sia ciò che è bensì, al contrario, ciò che sembra è effettivamente ciò che è. Specialmente al primo istintivo sguardo. Ci ritorneremo.
Chi crede che io stia per parlare di coronavirus ed implicazioni connesse è in errore: non se ne può più, e sono fin troppi a menare il torrone per darsi importanza con quell’argomento.
Oggi parlo invece di parto, sangue mestruale, sciamanesimo. E di sesso, inteso come sacro.
Facciamocene una ragione, lo sciamanesimo ancestrale era precipuamente una questione di Donne: guerriere, guaritrici, ostetriche, sacerdotesse custodi del mistero del sangue, utilizzato nelle cerimonie rituali dalle praticanti la magica arte della guarigione, il rito del Sacro Taglio e la manipolazione del sangue che ne scaturiva, oltre che di quello afferente dal parto e dal flusso mestruale.
Segnato, questo ultimo, dalla regola, dalla ciclicità che chiamava i periodi Lune, e delle lune mostrava la corrispondenza con il ciclo mestruale, le maree, la semina, la parola della Dea, e la Dea stessa come personificazione dell’Energia Femminile, sacra e universale, di volta in volta chiamata Cerva Bianca, Donna del Bisonte Bianco, Kuan Yin, Inanna, Ishtar, Iside, Madre Divina, Shekina, Sophia, Vergine Maria piuttosto che Maria Maddalena e via enumerando ma in ogni cultura infusa del concetto di Spirito, santo comunque lo vogliamo definire, e con maggiore, minore o nulla valenza attinente all’energia sessuale a seconda delle manipolazioni maschili operate nei secoli.
Antecedentemente all’avvento della famiglia nucleare le donne vivevano e lavoravano in un contesto comunitario, sanguinando ed ovulando insieme, sincronicamente ai cicli lunari.
Ho raccolto testimonianze di come ciò avvenisse, non chissà dove ma sull’Appennino piacentino e parmense e nelle campagne polesane e del Delta, ancora negli anni ’60 del secolo scorso, e lascio immaginare la potenza che il gruppo femminile scatenava, in particolar modo al momento della muta, vale a dire quando la pelle del serpente, riferito al rivestimento uterino, si rinnova ogni mese, o per meglio dire ad ogni lunazione.
Nello sciamanesimo ancestrale ritroviamo tratti ripresi dal buddismo tibetano, e presso certe donne aborigene australiane il sangue mestruale viene tuttora utilizzato per guarire le ferite, comprese quelle inferte dai morsi dei serpenti.
Oggi, ad esclusione di uno sparuto gruppo di praticanti e studiosi, e non mi riferisco ai cervelloni del tantra – pratica millenaria inventata giusto perché, io credo, in oriente non conoscono i fienili come li intendiamo noi – le persone hanno perso la familiarità con il concetto di scambio delle energie sottili e delle informazioni ancestrali tra i partner durante i riti sessuali, che non esistono più, banalmente sostituiti con il “fare sesso” o, con vena poetica degna di Leolandia, “fare l’amore”.
E sempre con la stessa persona, sempre alla stessa ora dello stesso giorno, sempre nello stesso modo, a seguire sigaretta, pipì e bidet. Tristezza. Poi ci si lamenta che, dopo un tot di anni, le coppie non trombano più o cercano improbabili stimoli.
In quel tempo… abitavo a Milano, in una casa elegante nonostante il quartiere Stadera ma costruita in carta velina, e il venerdì sera grosso modo tra mezzanotte e l’una era un’apoteosi di tonfi e cigolii di durata non superiore ai 20 minuti, immediatamente seguiti da prolungati sciacquoni di water e bidet. Il sesso come stanco rito, del venerdì perché il sabato si esce.
Il sesso ridotto alla penetrazione previa effimera fellatio, alla stessa posizione: missionario, flanquette, pecora o quel che è, fugace strizzata di palle o di tette sfociante in lamento, ululato, sospiro, silenzio mugolante piuttosto che invocazione finale di santi e madonne.
Sigaretta, tièpiaciuto? Sei venuto bene? No, sono venuto un po’ mosso. Mioddio.
In compenso vi è il fiorire della pornografia, che rappresenta oggi il 78% del volume d’affari nel Web.
Torniamo al sangue. Evidenze archeologiche ed antropologiche comprovano l’uso sciamanico, nonché alchemico visto che l’alchimia non l’hanno certamente inventata gli imparruccati in zimarra rinchiusi nei loro oscuri antri mefitici, del sangue durante le cerimonie rituali, allo stesso modo in cui indiscutibile è la connessione fra sciamanesimo e notte, rappresentata dall’Argento e dalla Luna, che diventa Rossa durante il ciclo.
Le stesse evidenze: incisioni, manufatti, rari testi, leggende comprovano come lo sciamanesimo fosse Donna.
Ma il tempo e le manipolazioni, ivi comprese quelle del secondo cristianesimo, per intenderci da Nicea in poi e da quando preti autocastratisi pretesero di dettare legge sulla sessualità e sulla verità rivelata, condussero ad una chiave di lettura sempre più falsa, una chiave di netta separazione dicotomica fra sciamanesimo/stregoneria/peccato e regola/fertilità/ortodossia in chiave maschile, con il solo maschile ammesso ad officiare. Patriarcale, si direbbe oggi, ammettendo come unica possibile una conveniente e strumentale ripartizione di ruoli, anche e soprattutto nella vita ordinaria.
Basti pensare ai primi studiosi delle incisioni rupestri: furono loro a stabilire che i cacciatori/raccoglitori dovessero essere uomini, e che fossero costoro ad officiare riti che celebrassero l’abbondanza del raccolto e della cacciagione.
Alle donne, ritratte nelle statuette delle note veneri primigenie, spettavano maternità, governo della casa e accudienza del guerriero.
La vulgata, si sa, è pericolosa: alimenta in ogni epoca la pigrizia dei luoghi comuni, il desiderio di non uscire dal coro per la vanagloriosa convenienza del posto in curia, del libro, dello scranno di docente. Soprattutto quando un potere ufficiale sempre più in punta di lancia, sempre più violento, protervo, oscurantista, sempre più feroce contro devianze bollate come eretiche non lascia spazio al contraddittorio, al dibattito, ad una visione alternativa.
Da Ipazia di Alessandria ai Catari, da Galileo alla Valtellina militarizzata contro l’eresia calvinista gli esempi sono infiniti e ricomprendono chi oggi indossa la putrida mascherina e chi no.
Resta il fatto che la donna ed il suo arcano biologico hanno sempre fatto paura, il mito della vagina dentata ha suscitato fobie di evirazione inducendo ad inventare osceni strumenti di tortura quali la pera vaginale, lo straziaseni, la culla.
Voli e cacce all’anima, riti di iniziazione e di passaggio, auspici tratti dal volo di uccelli, trance indotta da funghi ed altre sostanze psicotrope, tecniche di guarigione e persino l’uso del sangue dovevano diventare esclusivo appannaggio maschile, relegando ad una religione addomesticata e pilotata vagine, nudità femminili, incisioni e cavità rupestri, madonne del parto e del latte.
Le stesse pratiche alchemiche e sciamaniche iniziano a riferirsi al cielo, elevato come elevata può essere solo l’anima mondata dei peccati, resa pura in una visione da fervorino, da catechesi da oratorio. La raffigurazione femminile viene privata fino al XVII Secolo di seni pesanti, forme tondeggianti, ventri abbondanti. In soffitta, anzi al rogo, uccelli in forma di arpie dai grandi seni, sacra fonte di latte.
Ne sopravvivono, stranamente, due, raffigurate a proteggere le spalle della Vergine Maria in un altare laterale della chiesa ipogea del Corpus Domini, a Milano. Ma sappiamo come quella, della quale ho scritto in diverse occasioni, sia una chiesa ben strana.
Addio anche a serpenti acquatici ed a vulve tracciate in piena evidenza su certe rocce da mani diventate maschili e non più femminili, pornografe in quanto meramente rappresentanti zone erogene per finalità voyeuristiche.
Rimangono, ma relegati nelle pagine più nascoste dei libri segreti, l’uccello acquatico e l’uovo cosmico, resi simboli totemici della capacità sciamanica, anch’essa diventata esclusivamente maschile, di percorrere i mondi, che diventano tre: inferiore o dell’acqua infera, mediano o della terra e superiore o del cielo. Ecco serviti inferno, purgatorio e paradiso: “Or vedi com’io mi dilacco” … “Ed uscimmo infine a riveder le stelle“.
Acqua non più caldo liquido amniotico ma preludio al ghiaccio, anticamera di un mondo infero abitato da demoni e mostri, oscuro luogo di tormenti ed espiazione nel momento in cui lo sciamanesimo è asservito al dogmatismo religioso, alla dicotomia bene/male, lecito/illecito, morale/immorale che ancora oggi produce i suoi nefasti effetti.
La stessa figura della Madre viene frantumata, decomposta, esecrata nell’immondo peccato del coito, perdonato solo se origina la vita, e la partoriente non rappresenta più il misterico ritorno alla vita dopo la morte, la putrefazione e la trasformazione.
Viene negato, fino ad essere dimenticato persino fra molti cultori della materia, come il parto cosituisca il Rito per eccellenza, quello che induce uno stato alterato di coscienza, di estasi naturale. E la scienza medica, non esclusa quella contemporanea, fa di tutto per privare la donna di tale consapevolezza, alterando il fenomeno per relegarlo ad un asettico evento clinico fatto di dilatatori, disinfettanti, sale travaglio, cesarei assolutamente non necessari e, ultimo sfregio, trasformandolo in spettacolo per aspiranti padri.
L’uomo dovrebbe invece restare fuori dalle sale parto, persino ai medici maschi dovrebbe essere vietato esercitare.
Ben lo riferivano, ancora nel secolo scorso, i racconti della mia nonna paterna che narrava di come, nella savonarola dall’accesso rigorosamente proibito agli uomini, le donne contadine cantassero, lavorassero, si raccontassero coralmente nel periodo mestruale e, infine, partorissero.
E non dimentichiamo, mai, che fu proprio la sofferenza del parto a spingere i guerrieri od aspiranti tali a misurare il proprio livello di coraggio e resistenza al dolore, per esempio mediante la Danza del Sole, nella quale ganci di legno trafiggono il petto portando la sofferenza, accompagnata dall’obbligo di danzare e dalla privazione di cibo e bevande, a livelli inimmaginabili.
Anche i tatuaggi, costituiscono prove di coraggio: “Se riesci a sopportare il dolore del tatuaggio, puoi superare tutte le prove della tua vita” recita una massima degli aborigeni australiani.
Nella cosiddetta grande culla della civiltà di Sumer, successivamente Babilonia, troviamo il mito della dea Inanna, o Ishtar, e della sua evoluzione alla maturità sessuale attraverso il viaggio di tre giorni nel mondo infero per affrontarvi la dea della morte e della putrefazione. La durata ed i caratteri del viaggio lo rendono estremamente simile ai tre giorni che Gesù trascorse nel sepolcro prima della resurrezione, ed evidente è la corrispondenza con il ciclo di ovulazione e con le mestruazioni, nel simbolismo della Dea Madre.
La dimensione del potere sciamanico inerente alle mestruazioni, la stessa idea di potere psichico o potere femminile non è oggi facilmente comprensibile. Basti pensare alle numerose donne che considerano i giorni del mestruo fastidiosi, dolorosi, sostanzialmente negativi.
Pensiamo invece a quanto, fino a non molto tempo fa, una donna mestruata fosse ritenuta in uno stato di coscienza e saggezza superiori, tali da trasformarla addirittura in un oracolo.
Il disconoscimento del potere del sangue femminile si sostanzia con la pretesa, purtroppo universalmente accettata, che in quei giorni le donne, provviste di assorbenti o coppette, si comportino come negli altri giorni, specialmente se occupano posti di responsabilità o potere. Nessuno si aspetta che le donne prendano il tempo per ascoltarsi, per rallentare, per assentarsi e persino il femminismo ha affermato che le donne, “per non sentirsi inferiori agli uomini”, non devono avere problemi durante le mestruazioni.
Ma sappiamo bene come la becera e miope cultura femminista sia, credendo o fingendo di tutelarla e salvaguardarla, nei fatti la negazione del femminile: non casualmente, infatti, nasce nei bassifondi sessuofobici della borghesia di sinistra, in conflitto con il maschile e desiderosa di trasformare gli umani in tanti bambolotti asessuati.
La questione è che, tanto meno nell’ambito della cosiddetta spiritualità appannaggio della cultura sinistroide strafatta di sostanze psicotrope, maestri ascesi, abbracci di luce e vuote parole, nessuno ha il coraggio di bollare qualsiasi singulto femminista per ciò che è: un insulto al femminile ed alla sacralità ancestrale.
Il ciclo mestruale, formando un equilibrio fra esterno e interno, costituisce invece il potere rigenerativo della guarigione, perno dello sciamanesimo e del suo substrato di credenze, ed in particolare di quelle che affermano non esservi nulla di incurabile una volta che l’essere umano si sia riconnesso al proprio centro animico.
La sciamana (e coerentemente lo sciamano) viaggia fuori ed oltre il corpo, muore e rinasce in mondi solo apparentemente invisibili. Magia e rituali di trasformazione che ricomprendono il parto, regolano insieme con i pianeti i cicli della vita, aiutano i morti nel passaggio.
Lo sciamano originario è in realtà sciamana poiché madre, sorgente, utero cosmico. Tanto è vero che persino gli odierni sciamani confermano che i loro poteri sarebbero nulli senza la benedizione femminile.
Ma molto, nel corso del tempo, è andato irrimediabilmente perduto, prova ne sia che i riti cruenti, nel tempo ancestrale solo figurativi, dovettero essere progressivamente sostituiti da veri e propri sacrifici, umani ed animali che cercavano, non sempre riuscendoci, di emulare la potenza energetica del femminile.
L’apice venne raggiunto nel mondo Azteco, quando i sacrifici vennero officiati da sacerdoti che indossavano la pelle di una donna anziana morta e scuoiata, rappresentazione della dea Cuatlicue, i cui attributi erano il giaguaro ed il serpente.
Quello azteco non fu un caso isolato. Ancora oggi certi sacerdoti e sciamani indossano abbigliamento, maschere, seni posticci e persino la pietra del parto, per mimare le doglie al fine di incanalare il potere femminile rigenerativo e ritrovare l’Uno, l’androgino.
Un rito arcaico presente nel nostro territorio, e del quale fortunatamente poco si parla, è quello della figliata: appannaggio dei femminielli napoletani si sostanzia in un parossistico crescendo di tamurriate e danze nel parto di un bambolotto di legno. Detto di passaggio: quello descritto da Malaparte ne La pelle è una cretinata per turisti.
Certamente il sangue, ove non sia più quello femminile, da qualche parte deve pur provenire. E ciò ha dato origine a sacrifici di tori e cervi, uccelli e pollame, e persino esseri umani talvolta allevati appositamente per quella funzione.
Riscontri iconografici portano a situare la frammentazione e la separazione tra i sessi grosso modo a 5mila anni mediante sovrapposizione e sostituzione delle antiche religioni ed il progressivo dominio dell’uomo sulla donna
Una menzione per la Shakti, storicamente la donna che risponde alla chiamata della Dea Nera, l’antica Dea della Terra, portando in dote la propria energia dinamica femminile. Ne consegue un’inevitabile domanda: oggi le donne possono riscoprire quel fuoco interiore e trarne ispirazione?
Si, ma solo attraverso la riscoperta femminile della sessualità. Che è, o dovrebbe essere, una manifestazione naturale, sana, gioiosa e sacra della nostra forza vitale. Ed invece la sua espressione è stata e viene ostacolata, repressa, condannata da vergogna e sensi di colpa indotti dal divieto di provare piacere, dal vuoto emotivo, dalla frustrazione di chi provava, e prova, risentimento nei confronti del sesso opposto, unitamente alla consapevolezza che l’esercizio di una sana sessualità rende le persone più libere e consapevoli, perciò difficilmente governabili.
Le persone più sensibili e consapevoli sanno bene come non farsi ingabbiare, praticando sesso all’insegna della gioia, del piacere, del lasciarsi andare e persino dell’umorismo.
Molti, purtroppo, non conoscono la gioia insita nel vivere una vita orgasmica, sostituendola con i più stravaganti orpelli, ivi comprese certe mistificanti pratiche spirituali che si dice trascendano la fisicità, ed invece la limitano frustrandola.
Godere della pratica sessuale significa vivere all’insegna di una semplicità naturale, innocente e stupita, armonicamente connessi con i preliminari, che non sono più tali ma essenziali al rito e spesso sostitutivi della penetrazione, con la respirazione, con gli odori, con le emissioni quali amrita e sperma in un unicum energetico di amore e fiducia.
Il sangue mestruale è veicolo di potere e di conoscenza, poiché l’unione sessuale non fu mai destinata alla mera riproduzione della specie. L’orgasmo ringiovanisce conferendo energie di guarigione e, nel contesto, non va assolutamente trascurato il potere alchemico del sangue mestruale, che donne e uomini dovrebbero considerare un fenomeno sacro, sensuale e gioioso e non, come invece accade, sporco e preoccupante.Ne scrisse Eudaimonia nell’indimenticabile Quando la luna cambia il color: Luna Rossa, pubblicato il 30 settembre 2014 su arcani Ludi:
«القمر الأحمر Un tempo il sangue mestruale era ritenuto sacro. Ogni Donna, durante il ciclo, lo raccoglieva e compiendo un gesto semplicissimo lo offriva a Madre Terra per onorare il legame che la univa alla Dea, riconoscendosene Figlia e riaffermando la volontà consapevole di riconnettersi ai cicli della vita ed al miracolo dell’esistenza.
Noi Donne dovremmo ricordarci di non dimenticare: avere cura dei nostri cicli, annotare il segno zodiacale nel quale la Luna transita durante i giorni del mestruo è un’informazione che ci è utile nel Cammino di Conoscenza.
Quando è al culmine, la Luna piena ci dice che è giunto il tempo di affermare il nostro Potere Femminile attraverso la danza, il canto, la condivisione fra Donne, la cura del corpo, il contatto con la Natura.
Si sente spesso affermare che la donna mestruata emana un odore sgradevole; è vero solo per chi non ha cura della propria igiene personale o per chi, attraverso il mestruo, scarica dolori, ancogsce, frustrazioni. In realtà solo gli Uomini di Conoscenza riescono a fiutare come Lupi la Femmina nel suo momento di Potere e ad abbeverarsene come ad fonte preziosa.
Io sono fortunata perché dono il mio sangue in parti uguali a Madre Terra ed all’Uomo che mi guardo bene dal definire mio, che lo onora e mi onora dissetandosene. Quelli sono giorni di Sesso Sacro dei quali non è protagonista, come semplicisticamente si potrebbe immaginare, la penetrazione. Si tratta di un vero e proprio Rito, che presenta particolarità arcane e misteriche, un Sesso totale. Se è possibile lo facciamo nel bosco, sulla nuda terra, oppure su di una spiaggia o nell’acqua del mare, di un fiume o di un lago, in modo che i rispettivi fluidi penetrino per congiungersi all’Energia Madre.
Arriverò, prima o poi, alla menopausa. Calcolerò comunque i tempi del ciclo lunare ed in quei giorni mi ritirerò sperabilmente saggia in uno spazio di riservatezza e solitudine al fine di riconnettere la mia Energia, che non sarà più quella della riproduzione ma quella della Conoscenza, dell’Ascolto e della Restituzione, con il Tutto che mi circonda.
Il ciclo mestruale ci accompagna, nel tempo, come un vero e proprio fiume in piena che nutre noi e Madre Terra. Ed un giorno, forse, non ne avremo più bisogno perché noi stesse saremo fiume, oceano, lago di Conoscenza e sorgente creativa.
Nel tempo della Saggezza, allorché Madre Terra non avrà più bisogno del mio ciclo poiché potrà alimentarsi con l’Energia di Donne più giovani, sarò ancora più integrata nella Consapevolezza, nella Conoscenza e nella Responsabilità di essere Donna.
E porterò fiera come trofei i fili bianchi che luccicheranno nei miei capelli ramati.
Grazie a tutte voi, Donne Compagne e Amiche che condividete con me il sacro mistero della Vita, e grazie a tutti voi, Uomini di Conoscenza, che ci onorate come depositarie dei Sacri Misteri.»
Conflitti e difficoltà di comunicazione distorcono spesso i rapporti di coppia, ma tali comportamenti costituiscono esclusivamente l’esito di un’educazione improntata ad ignorare la nostra vera natura ed a creare distanza e conflitti, svalutando il potenziale sia femminile sia maschile insito in ogni essere umano.
Quando ci si rappacifica con il proprio maschile ed il proprio femminile, per esempio riscoprendo ed accogliendo i talenti insiti nel nostro Lato Oscuro, ci si riconosce, ci si accetta e ci si ama iniziando ad emettere vibrazioni, intese proprio nel senso di frequenze rilevabili con un frequenzimetro che ne misura l’intensità in Hertz, che attirano chi vibra in risonanza consentendo l’innesco di relazioni vere e profonde, all’insegna della stima reciproca e dell’assenza di attaccamenti, controlli, dipendenze.
Se molto è mutato, anzi si è stravolto, a favore del maschile, gran parte della responsabilità è da attribuire a quelle donne che, perduta la saggezza in nome della sete di potere, divennero tiranne, cessando di rendere omaggio agli uomini e ponendoli nella condizione di subire considerevoli affronti e riducendoli alla mera funzione di schiavi con valenza riproduttiva, esplicata durante i riti della fertilità.
Che non raramente si concludevano con la castrazione, l’evirazione od altri sacrifici non più intesi come momenti apotropaici, comunitari, gioiosi, orgiastici, propiziatori di fertilità dei ventri e dei campi nel loro esplicarsi esclusivamente figurativo e parossistico, ma reali al fine di avere schiavi eunuchi. E giunse così il momento in cui gli uomini si ribellarono e, come è tipico degli eccessi che caratterizzano ogni rivoluzione, diedero la stura a pratiche efferate perdendo il senso della sacralità sino a provare ripugnanza per il sangue mestruale, piuttosto che per le conoscenze delle erbarie o per qualsiasi forma di sapienza femminile.
E conseguentemente ancora oggi sono pochi gli uomini che non temono il sangue mestruale e che sono disposti ad accoppiarsi durante il ciclo, atto che lascia invece una traccia profondissima nella simbiosi della coppia conferendo altresì ad entrambi il potere della visione.
Ribadisco: sto parlando di coppie speciali, alchemiche, sciamaniche, guerriere, di Uomini e Donne come quelle tratteggiate da Eudaimonia nel menzionato Luna Rossa e nell’intenso scritto che segue, riferito ai Giorni del Riscatto: Nelle terre di Eudaimonia, pubblicato il 7 giugno 2018:
«Queste terre conservano l’eco dell’anima delle Donne Antiche che, aggrappate su questi monti dell’Appennino, vagarono e soffrirono perché non si spegnesse la fiamma della Conoscenza quando ombre nere si ammassarono intorno a loro, rese sempre più feroci, aggressive e assetate di anime. Per quelle Donne avrebbero potuto essere gli ultimi giorni.
E ancora oggi, di fronte all’ennesima avanzata del finto bene e della falsa luce di chi professa purezza ma odora di acredine e putrefazione, a noi Donne di Conoscenza non resterà che nasconderci nuovamente nelle nostre tane, nelle buche, nelle grotte, sotto i cartoni fingendo di essere delle vecchie homeless sdentate e indifese, raggomitolate a proteggerci dai morsi del freddo.
Fino a quando, lanciando il nostro urlo che nulla avrà più di umano, balzeremo dai nostri nascondigli brandendo le lame del nostro Sapere per fare a pezzi, letteralmente, questi esseri ipocriti, rabbiosi e arroganti, più sconci del male che affermano di voler contrastare.
Solo noi, Donne del Lato Oscuro, possiamo. Ciascuna proporzionalmente alle proprie capacità, e questa volta la lotta sarà all’ultimo sangue. E non faremo prigionieri, non sarà permesso. In quanto Donne ci tocca, per quella Fucina della Vita che portiamo in grembo. Ma non saremo sole: ci accompagneranno Uomini, Uomini di Conoscenza, Guerrieri. Onoriamoli: alcuni di loro non torneranno.»
I rapporti sessuali durante le mestruazioni, alchemicamente consigliabili esclusivamente nel contesto di una relazione e non fra partner occasionali, costituiscono un potente e sacro rito arcaico proprio in quanto medium di conoscenza: l’equivalente maschile del sangue mestruale e, in subordine, dell’amrita è lo sperma, mastro di chiavi dei codici genetici mediante il quale l’Uomo, conduttore del contatto telepatico tra i partner, onora la Donna in quanto Dea trasmettendo il potere e la conoscenza della punta di lancia che fluiscono attraverso i canali completamente aperti per riversarsi nella coppa sacra.
Il mistero arcaico della conoscenza comporta che i partner, durante il rito sessuale, aprano le proprie anime sino a rivelare le reciproche identità profonde, ancestrali, le esistenze precedenti, i segreti inconfessati.
Rosso in varie gradazioni e bianco sono i colori che presiedono allo stato alterato di coscienza, alla visione, al viaggio: il rosso del sangue e il bianco dello sperma e dell’amrita. Rosso che ritorna nel sangue maschile del rito del Sacro Taglio, che schizza caldo sul ventre e sui seni della sacerdotessa officiante, e nel prezioso vino speziato nel quale fluidi e sangue vengono immessi affinché siano bevuti, sorbendoli dalla medesima coppa, dai partner alla conclusione del rito.
Nel tempo ancestrale sangue, sperma e amrita costituivano un elisir, una miscela sacra considerata in grado di aprire alla conoscenza ed all’immortalità.
Uno dei segreti per vivere il corpo ed i genitali è il tempo rallentato, che consente di indugiare ad esplorare l’altro perché il piacere sia un dono degli dei.
Ma oggi il pensiero deviato, anche e soprattutto nel mondo della spiritualità e della meditazione, impone di trascendere la sessualità secondo concetti che fingono di elevare ma in realtà allontanano dalla giocosità che deriva dall’affidarsi senza riserve.
Ma il tempo di una reinterpretazione della sessualità è prossimo, anche se per ovvie ragioni riguarderà solo una minima parte dell’umanità, allineandone i corpi e portandoli in uno stato di guarigione attraverso l’esplorazione dei domini spirituali e fisici.
Ciò significa che ad una parte dell’umanità sarà concesso di sperimentare ciò che è parte fondamentale del cammino di ricerca alchemica e sciamanica, vale a dire l’esercizio di una pratica sessuale, e dei riti connessi, che consente quello stato di vera unione emotiva in grado di generare la notevole potenza elettromagnetica che attira in uno stato vibrazionale ad altissima frequenza, frantumando il passato ed i vecchi schemi per aprire alla conoscenza del nuovo presente.
Imparare ad usare il sesso significa partecipare all’apertura di una fessura temporale, significa scoprire un piacere che si estende ben oltre l’area ristretta dei genitali, significa godere responsabilmente della condivisione più intima che esiste.
Concludo con un’annotazione per così dire operativa: è possibile, oltre che auspicabile, marcare, come forma di protezione e catalizzatore energizzante, la casa o il territorio dove si vive o l’area prescelta per svolgervi i riti sacri.
Allo scopo si utilizzano sangue mestruale, amrita e sperma diluiti in acqua, aspergendo il liquido con una piuma, con la mano o meglio ancora spruzzandolo dalla bocca ed iniziando con i punti cardinali per procedere annaffiando terra, alberi, fiori.
Una parte del liquido dovrebbe essere infine tenuta in un angolo del sito o della casa, contenuta in una brocca di vetro trasparente dove siano state collocate alcune pietre, e sostituita ad ogni ciclo.
Non riferisco formule o proporzioni della miscela e neppure della tipologia delle pietre poiché la ricetta, oltre ad essere segreta in quanto parte della personalissima dimensione del potere sacro individuale e della coppia (fatte le debite proporzioni, meno grave sarebbe divulgare a chiunque il pin del bancomat) è frutto di sperimentazioni il cui esito può essere modificato nel corso del tempo.

Alberto Cazzoli Steiner

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