Mhath Oidhche Shamhna

Già sentito, già detto, già visto … lo so. Non per questo intendo far passare sotto silenzio la più importante ricorrenza del calendario celtico e gaelico: Shamhna o Samhain o Samfuin, la notte che sancisce il passaggio stagionale, la fine dell’anno vecchio e l’inizio del nuovo, nel Nord della Penisola chiamata dai Celti Insubri Samonios, risalente al VI Secolo a.C. e imparentata con i Lemuria.
Si celebra con l’accensione di fuochi sacri e, almeno da noi, banchetti a base di zucca, caldarroste, verze stufate, vin brulè e idromele.Naturalmente, così come avvenne con Babbo Natale, ormai indelebilmente associato ad una notissima bevanda gasata a base di caffeina, il marketing si è appropriato della ricorrenza trasformandola in quella pagliacciata che va sotto il nome di Halloween, dedicata massimamente ai bambini senza tener conto del segno qualitativo delle vibrazioni indotte da travestimenti demoniaci e stregoneschi.
E non sono bigotte fantasie: basta analizzare, seguendo il teorema di Fourier, le onde quadre, triangolari e sinusoidali con la tecnica voltammometrica utilizzando un multimetro o un oscilloscopio.
E, se è vero che i numeri significano qualcosa, ecco la sorpresa: la sintesi analogica sottrattiva, detta Pulse Wave e variazione della Square Wave che potremmo definire onda quadra variabile, ritorna un valore di … 666 Hz!Tornando alla celebrazione seria, il cosiddetto Calendario di Coligny, epigrafe bronzea risalente al II Secolo d.C. e così denominata dalla località francese nei pressi di Lione dove venne rinvenuta nel 1897, costituisce l’unica fonte archeostorica che ci riporta la tecnica utilizzata dai Celti per computare il tempo e nella quale l’unica ricorrenza indicata con chiarezza è proprio il Trinuxtion Samonios, o Samoni, che ripartiva l’anno in due parti: inverno o Geimhredh ed estate o Samradh.
Non dimentichiamo che i Celti erano attenti osservatori dei cicli lunari e stellari che segnavano le fasi dell’anno relativamente alla vita nei campi.
L’anno agricolo iniziava proprio a novembre con il ricovero di bovini ed ovini, la messa a dimora di foraggio ed altri raccolti, e la preparazione del terreno per il riposo invernale.
Si accendeva un fuoco, nel quale venivano gettati i resti di bestiame macellato, tutti gli altri fuochi venivano spenti ed ogni famiglia attingeva solennemente tramite il clan il fuoco da quello principale, che a propria volta derivava da quello acceso sulla collina di Tara, situata nel Meath e la cui sommità è ancora oggi caratterizzata dalla presenza di un monolite di forma itifallica.
E concludo con un’annotazione: nella metrica circolare del computo celtico del tempo, Samhain si trova in un punto (e che fosse adimensionale i Celti lo sapevano molto bene ben prima di Euclide e Cartesio e contestualmente ai matematici dell’antica India, con i quali non risultano però contatti) esterno al cerchio e collocato in un non-tempo.
Tout se tient, dicono i francesi.

ACS