Gli europei ne hanno avuto abbastanza

Riporto, non solo tradotto ma anche ripulito dallo slang ed emendato da note non riferite alla situazione peninsulare, un articolo fresco di pubblicazione sul portale statunitense Mail.com e redatto dal corrispondente romano di Associated Press.
Mi sono limitato a tradurre il più fedelmente possibile, anche passaggi che non mi trovano assolutamente d’accordo. Tra questi l’accenno alla criminalità organizzata napoletana infiltratasi tra i manifestanti per fomentare violenze e disordini, oltre a quella che considero la più truffaldina delle menzogne riferita all’aumento esponenziale dei contagi.
Buona lettura.«Si profilano nuove proteste perché gli europei sono stanchi delle restrizioni a causa del virus
In chiusura di una giornata di pubblico sfogo della rabbia contro le misure di lotta contro i virus, come la chiusura serale di ristoranti e bar e la chiusura di palestre e teatri, martedì sera, nel centro di Roma, i manifestanti hanno incendiato i cassonetti della spazzatura e la polizia ha risposto con gli idranti.
Non è che un segno del crescente malcontento che sta montando in tutta Europa per le rinnovate restrizioni sul coronavirus.
Persino le televisioni di stato non hanno potuto nascondere la notizia: pedoni e automobilisti romani che tornavano a casa dal lavoro sono stati colti di sorpresa quando manifestanti, alcuni dei quali incappucciati e membri di un gruppo politico di estrema destra, hanno dato fuoco ai cassonetti della spazzatura in Piazza del Popolo, ribaltato motorini e ciclomotori parcheggiati e lanciato bombe fumogene. I furgoni della polizia hanno scatenato torrenti d’acqua per disperderli.
È stata la quinta notte consecutiva di violente proteste in Italia, a seguito dei recenti coprifuoco notturni locali nelle metropoli, tra cui Napoli, Roma e Milano, dove la proteste di lunedì sera hanno assunto caratteristiche particolarmente violente, comportando l’arresto di 28 persone. Anche a Torino si contano 11 sono stati arrestati, inclusi due (fonti della questura torinese confermano trattarsi di due egiziani già noti al casellario – Nota mia) che, sfondata la vetrina di una boutique Gucci, hanno spogliato un manichino dei suoi pantaloni giallo limone.
In tutta Europa fervono iniziative per contrastare una recrudescenza del virus prima che gli ospedali vengano di nuovo sopraffatti … omissis … tuttavia i governi stanno incontrando sempre meno persone disposte ad accettare le nuove restrizioni nonostante gli oltre 250mila morti confermati nel Continente a causa della pandemia, che la scorsa settimana, secondo quanto dichiarato dall’organizzazione mondiale della sanità, avrebbe registrato un aumento mondiale del 46% di nuove infezioni.
Per alleviare parte dei problemi finanziari causati alle imprese dalle ultime restrizioni, il gabinetto del premier italiano Giuseppe Conte ha approvato 5 miliardi di euro (5,8 miliardi di dollari) di aiuti economici.
Le misure includevano l’estensione delle indennità di disoccupazione per i lavoratori sindacalizzati fino a sei settimane, aiuti finanziari per ristoranti, caffè, hotel, palestre e gelaterie, tassisti e altri settori già duramente colpiti dal blocco all’inizio di quest’anno e ora vacillanti sotto le nuove restrizioni, con molte aziende a rischio di chiusura.
Sono stati stanziati anche 1.000 euro una tantum per liberi professionisti del settore dello spettacolo, martellati dalla chiusura di cinema e teatri che dura da almeno un mese. Conte ha detto che l’alternativa era un altro blocco nazionale per evitare di travolgere il servizio sanitario nazionale, poiché il paese avrebbe registrato oltre 22mila contagi dal giorno precedente.
Con l’obiettivo di evitare il blocco, “abbiamo cercato di mettere insieme una serie di misure con precisione chirurgica con la consapevolezza che avrebbero avuto un impatto negativo”, ha detto Conte.
Martedì una dozzina di ristoratori hanno protestato davanti al municipio di Milano mentre alcuni venditori ambulanti hanno sventolato striscioni presso la sede regionale della Lombardia.
“Nessuno ha pensato a noi”, ha detto Giacomo Errico, presidente lombardo di FIVA Commercio in rappresentanza di 6.000 venditori ambulanti, sui 40.000 a livello nazionale disoccupati da febbraio.
Unitamente con le proteste pacifiche organizzate in tutto il paese, si segnalano quelle notturne, particolarmente violente e culminate in atti di vandalismo, saccheggi e scontri con la polizia.
Il procuratore nazionale italiano per il terrorismo e la criminalità organizzata, Federico Cafiero de Raho, martedì ha detto che i sovversivi si sono infiltrati nelle proteste pacifiche nel paese includevano sia sostenitori dell’estrema destra sia anarchici dell’estrema sinistra.
Gli investigatori hanno anche valutato la possibilità che i gruppi napoletani della criminalità organizzata abbiano innescato la violenza in una protesta pacifica.»
Fonti: https://www.mail.com/int/scitech/health/10278300-protests-loom-europeans-tire-virus-restrictions.html#.1258-stage-hero1-1 ripreso da http://apnews.com/VirusOutbreak e https://apnews.com/UnderstandingtheOutbreak.

Traduzione e adattamento: Alberto Cazzoli Steiner

Comunicare senza virtuosismi, accettando la propria e l’altrui fragilità

Questa mattina mentre, come dicono a Cuneo, albeggiava, ho rinvenuto in una vecchia relazione questa frase, destinata ad introdurre un paragrafo sui porcini della Val di Taro:
«Argomentiamo spesso di Genius Loci e Zeitgeist, attestandone esistenza, potenza e persino una sorta di ectoplasmica materialità in dotte, puntuali ed ispirate argomentazioni nel segno del pabulus meditativo, animico, animistico, spirituale e persino sciamanico ma talvolta incidentalmente non considerandone come merita l’effettiva potenza, per l’appunto suscettibile di imprimere il signum a certi luoghi in un millenario continuum, in grado non solo di indirizzare vicende locali ma anche di tracciare le sorti di luoghi e territori.»
Sembra l’inizio di un trattato teosofico o di una risoluzione strategica delle Bierre, e questo mi fa pensare a tutte le volte che sensi di inadeguatezza e paure ci portano ad atteggiarci a quelli con la puzzetta sotto il naso, esprimendo il nulla con spocchiosetto virtuosismo.
Ho un ricordo, risalente alle medie, di certe parole scritte da Guelfo Civinini, l’avventuroso giornalista e scrittore: frequentando il liceo romano Umberto I si trovò ad essere il primo della scuola relativamente alle materie letterarie, e confessò di subire per anni l’ossessiva condizione di scrivere sempre meglio, di ricercare termini e formule grammaticali sempre più elaborate per non perdere il trono.
Quando frequentai la scuola di giornalismo una delle cose più importanti che ci disse Livio Caputo, allora direttore del quotidiano La Notte fu: «Ricordatevi sempre che il quotidiano lo chiamano così perché dura un giorno, poi ci avvolgono l’insalata, e che la maggior parte dei lettori sono camionisti e operai che lo leggono di corsa al bar, sul frigo dei gelati. Perciò i vostri virtuosismi ve li potete anche dimenticare, potete avere due lauree ma dovete scrivere per farvi capire da chi ha la quinta elementare, altrimenti non vi legge nessuno e il giornale non vende.
Potete far sfoggio della vostra cultura dove vi pare: scrivendo libri, tenendo conferenze, ma non sul giornale.»Quando si tratta di comunicare veramente, sovrastrutture e virtuosismi non servono a nulla, sono anzi controproducenti. Non dobbiamo fare sfoggio di cultura, dobbiamo trasferire un messaggio, un concetto, un’emozione. E perché il nostro Potere della Parola sia efficace dobbiamo usare termini il più semplici possibile: essenziali, secchi, chiari.
Altrimenti il nostro interlocutore, o fatica a comprendere cosa gli stiamo dicendo, e si sente escluso, oppure, se provvisto di una certa sensibilità o cultura, ci manda a cagare perché comprende l’essenza di ciò che andiamo cianciando: che in realtà non abbiamo niente da dire.
Quando abitavo a Milano mi recavo spesso a trovare un amico, proprietario di una nota libreria esoterica, e gironzolando tra gli scaffali, innumerevoli e incredibilmente traboccanti di libri su ogni aspetto dell’esoterismo, della meditazione, delle religioni, della spiritualità, aprivo a caso quelli la cui copertina mi attirava: testi arzigogolati, intesi ad esprimere un ermetismo da “addentro alle secrete cose” ma in realtà incomprensibili, pesantissimi, che si citano vicendevolmente ripetendo più o meno le solite, trite e ritrite cose.
Che la verità stesse nel fatto che fosse l’autore a voler far sapere della propria esistenza, primariamente a se stesso?
Non so. So solo che mi viene in mente una cosa che si chiama ego. Anzi, pensandoci bene me ne viene in mente anche un’altra, che si chiama insicurezza: se hai bisogno di elevarti sopra l’incolta massa facendo sapere che tu sai mi sa che tu per primo hai qualcosina da osservare sulla ragione che ti porta a questo.
Ma i pensierini di una mattina di luglio mentre, come dicono a Cuneo, albeggia, non finiscono qui: tornano all’uomo con il fucile per parlare, oltre che di chiarezza, anche della forza della fragilità.
Mi spiego: quando un professionista vede un’arma da fuoco che non sia la propria in un armadietto, in una valigetta, nel baule di un’auto, su un tavolo, si guarda bene non solo dall’impugnarla ma anche dal toccarla, persino se gli viene offerta.
Il dilettante invece l’agguanta, fa scorrere il carrello, la punta contro un immaginario bersaglio, controlla il caricatore, dimostrando non solo di essere un dilettante ma anche di essere un pirla.
Parto da questa premessa, solo apparentemente stravagante ma vedremo tra poco quanto calzante, per affermare che, allo stesso modo in cui parlare non significa comunicare, non essere ciechi non costituisce un requisito abilitante alla visione. E non mi riferisco a quella cosiddetta sciamanica: parlo proprio di alberi, case, panorami, persone.
Se poi pretendiamo di essere a nostra volta visti, compresi, accolti, addirittura amati il discorso si fa ancora più interessante. Ho scritto interessante, non complicato: non c’è nulla di complicato nell’aprirci al mondo. È sufficiente stare fra la gente, osservarla ed ascoltarla senza giudizi o pregiudizi, senza porre in essere confronti in più o in meno, senza tentare di educarli o suggerire loro quello che dovrebbero fare, ma cercando di comprendere i loro bisogni, le loro difficoltà, il loro modo di pensare, di vivere il quotidiano, di relazionarsi.
Non so a voi, ma a me i primi della classe sono sempre stati odiosi. Ciascuno di noi è il prodotto del proprio vissuto, delle strade che ha percorso ed attraversato, degli ostacoli che ha o non ha superato, degli eventi traumatici che gli si sono presentati all’improvviso a sconvolgere consolidate certezze.
Osservo ovunque tante persone che, accanto a reiterate promesse di fedeltà, correttezza, trasparenza si esortano reciprocamente a non fidarsi, a pensare di più a se stessi, a difendersi. Difendersi da chi, cosa, come, dove, quando? Da chiunque, sempre e comunque, mai abbassare la guardia, sempre sul pezzo. Vivere erigendo muri? Grazie, anche no. Non fa per me.
Socrate affermava: «Preferisco subire un’offesa piuttosto che infliggerla.»
Non esageriamo: ove necessario, sono preparato a respingerla e a difendermene, ma non per questo trascorro i miei giorni paventando che potrei ricevere un torto o un’offesa. Preferisco vivere, senza rete e senza paranoie.
Per me la guerra è finita, in ogni senso e da un pezzo, anche se comprendo l’esigenza di molti di difendersi, quell’esigenza che origina dalla paura di riconoscere le proprie inadeguatezze, le proprie fragilità. Quella indotta dal marketing della paura: l’immondo virus, che oggi ha di gran lunga surclassato immigrati, tossici, rapine in casa, stupri in metrò, bottegai che tentano di fottere i clienti, mogli e mariti e morose e morosi che non pensano ad altro che cornificare, la Vodafone che addebita surrettiziamente due centesimi.
E tu, per due centesimi, sprechi un’ora della tua vita a incazzarti al telefono? No, ma è per una questione di principio. Ah beh, allora…. A proposito di principi, com’è che l’altro giorno, quando hai trovato un euro sul bancone del bar, hai finto di metterlo lì per pagare il caffè?
Per non parlare delle corna: questa pubblicità è fresca di giornata.Divide et impera funziona sempre, e sempre qualcuno cade nel tranello. Anch’io qualche volta, lo ammetto. Ma sono fortunato: ho la strana facoltà di osservarmi dall’esterno come se fossi al cinema e, a un certo punto, scatta l’inevitabile cazzostaifacendo?
Il cane che ha paura è quello che abbaia di più, ci avete mai fatto caso? Esibiamo muscoli che non abbiamo e coraggio che non possediamo in ossequio a un’immagine deformata. Cerchiamo forsennatamente di affermarci sugli altri, nel timore che siano loro a schiacciare noi.
Si vis pacem para bellum… ma non funziona erigendo muri o scatenando guerre preventive, che sempre guerre sono. Significa solo perdere fiducia nella vita e negli altri, sentire intorno un mondo ostile, diffondere feromoni puzzolenti di marcio.
Anche se la cosiddetta educazione (si, proprio quella che io chiamo educastrazione) si pone l’obiettivo di instillare sistemi di dominio, è invece proprio nel riconoscimento dei limiti e dei timori che origina e si consolida la forza, è dal riconoscimento della debolezza e della fragilità che possiamo partire per costruire relazioni vere, addirittura per costruire un mondo migliore senza aspettarci che siano sempre gli altri a farlo.
Ci hanno insegnato che essere fragili non è bello, significa essere deboli e, si sa, chi si fa pecora il lupo se lo mangia. E se il lupo, stufo della gastrite, fosse diventato vegano?
Certo, ormai gli hai sparato… pazienza, si vede che era il suo karma. Namasté.
Fragilità non significa affatto inferiorità, significa mostrarsi agli altri per come si è, significa guardare dritti negli occhi, significa pronunciare la parolina magica: no, anche nella consapevolezza che il nostro interlocutore, arrogante e prepotente proprio perché incurante delle debolezze altrui, dovrebbe osservare le proprie ma non lo fa, attanagliato dalla paura.
Chi vuole vincere ad ogni costo è sempre teso, intento a non perdere la benché minima opportunità si perde il meglio della vita. Chi invece ha imparato che vincere non serve a niente sembra che perda tempo, e invece lo ottimizza, per esempio non sprecandolo con chi non è in grado di dargli nulla.
Chi sa parlare senza prevaricare, riconoscendo ed accogliendo la fragilità dell’altro senza difendersene od approfittarne, vuole costruire e respirare un mondo interiore di pace, senza la pretesa di cambiare gli altri.
E concludo, citando le sacerdotesse della Grande Madre, mirabile esempio di un mondo frequentato da Donne e Uomini ma non ancora dominato da maschi ambiziosi, sessuofobici e misogini travestiti da imperatori, preti e avvocati di campagna: non cercavano di dominare gli elementi, che consideravano parte di loro e dell’intero creato.
Le sacerdotesse della Grande Madre non si sentivano affatto signore e padrone, ma alleate che dialogavano con gli spiriti e con l’anima di persone, animali e cose. Non imponevano e non comandavano poiché nulla era loro e nulla era loro subordinato. Domandavano e attendevano la risposta, partecipi del Tutto a livello paritario in una permanente tensione erotica e orgasmica di energia e materia.
Se un tempo Eros e Thanatos operavano in tandem, nella consapevolezza che uno non avrebbe potuto esistere senza l’altro, oggi il primo tira a campare in un pornoshop, e l’altra si barcamena tra le peggiori pulsioni, l’odore della paura, il radicamento delle convinzioni più triste supportate da un’omerica ignoranza.
Ecco perché oggi non scriverei più quella frase vuota e, ma questo da gran tempo, anche se me la offrissero io quell’arma non mi sogno nemmeno di toccarla.
Non perché io sia un professionista, ma perché proprio non saprei cosa farmene.

Alberto Cazzoli Steiner

Dall’immondo virus il nuovo Rinascimento

Precisazione: il tema di questo scritto lo rende compatibile con la pubblicazione sia su La Fucina sia su CondiVivere.Dall’8 marzo a ieri, 26 maggio, ho avuto pochissime occasioni di misurarmi con i talebani della mascherina e del guanto.
La prima fu quando, all’ingresso di un supermercato, ricevetti l’applauso di un medico che, allorché illustrai alla guardia di porta il reale concetto di contaminazione traslandolo ai cervelli, disse: “Applauso al signore che ha detto quello che io, come medico, non posso permettermi di dire”.
La seconda fu quando … continua su https://cesec-condivivere.it/2020/05/27/dallimmondo-virus-il-nuovo-rinascimento/

ACS

Coronavirus: dal Malleus Maleficarum ai milites di Peppiniello

“Preghiamo Dio che non siano cercate prove in nessun caso, dal momento che è sufficiente fornire esempi che sono stati visti o ascoltati personalmente, o che sono accettati dalla parola di testimoni credibili.”
No, non si tratta dello sgrammaticato comma di un ennesimo decreto di Peppiniello che premia la delazione ma di un passo del Malleus Maleficarum, il trattato medioevale dedicato all’identificazione ed alla punizione delle streghe: partorito dalla fervida mente e, suppongo, dall’agile mano (citazione dall’Ifigonia1), dei monaci domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Kramer venne pubblicato per la prima volta nel 1487, ma già nel 1669, dopo che non meno di 60mila disgraziate erano già state orrendamente torturate e uccise in tutta Europa, vide la trentaseiesima edizione. Un best-seller.
Si, avete compreso perfettamente. Riportato ai giorni nostri, tutto ciò di cui avete bisogno per rovinare completamente la vostra vita: un vicino frustrato, ipocondriaco e paranoico che può accusarvi di ammaliarlo ovvero infettarlo. Da inchianare di mazzate e poi sopprimere.
Il Malleus consta di quasi quattrocento pagine e, studiandole, vi si scoprono innumerevoli aspetti curiosi.
Tra questi l’annotazione su coloro che, pur non essendo streghe o stregoni, contrastano con veemenza la parola di Dio: dal volgo bollati come pazzi sono in realtà posseduti, emanazioni demoniache per ciò stesso meritevoli di speciali attenzioni.
Ed ecco servito il TSO à la dominicain. Vi ricorda qualcosa?
Nell’ineffabile trattato viene però specificato come un uomo benedetto dai buoni angeli non possa essere preda di streghe e diavoli. Significa che i ministri del culto e tutti coloro che con fede usano gli oggetti sacri della chiesa sono protetti.
Ciò che valeva contro satanasso non vale evidentemente contro l’immondo virus, considerando che nelle chiese officianti e fedeli sono rigorosamente bardati con mascherine e guanti: “o fignofe io non fon degno di pattecipafe alla tua menfa ma dì foltanto una pafola e io fafò faffato”.
Perché sono arrivato fin qui? Ah, si, la notizia: Peppiniello ed i suoi pretoriani ne hanno pensata un’altra.
Schiereranno 60.000, sessantamila, tra disperati e fanatici cooptati mediante concorso. Costoro avranno il compito di far rispettare il distanziamento sociale. Lo riferisce, fra gli altri, il Sole 24Ore: Distanziamento sociale, arriva il bando per reclutare 60.000 assistenti civici.
A parte la consistenza, degna di un corpo di polizia2, degna di nota è la curiosa ricorrenza numerica: 60 milioni sono gli italilandesi, 600mila i clandestini … ops, migranti, regolarizzati grazie alla ministra piagnistea, 60mila i guardametro. Tre volte 6, come dire 666, il segno che affascina dal salumaio al notaio, dalla sciampista alla logopedista, praticanti in chiese sconsacrate, con orgia finale. Per chi ci crede e non sa una fava di alchimia.
Costoro avranno il compito di percorrere i luoghi della perversa aggregazione, della peccaminosa movida, dell’orrenda crapula badando a che il popolo mantenga la distanza regolamentare, chiamando all’occorrenza la forza pubblica.
Scrive in proposito Stefano D’Andrea, di 3 motivi per il NO:
“Il limite è superato, attenti alla guerra civile.
L’idea del governo di reclutare sessantamila assistenti civici che controllino il rispetto del distanziamento sociale è molto pericolosa.
Anzi non è pericolosa perché comporta non il rischio ma la certezza di innumerevoli episodi di grave violenza ai danni dei mentecatti che accetteranno questo penoso ruolo.
Se questa simil-influenza ormai curabile, che era rischiosa per gli anziani, prima che i medici clinici imparassero a trattarla, non se ne va via da sola a giugno, i dementi che ci governano potrebbero condurci a una piccola e veramente stupida guerra civile.”
D’Andrea è a parer mio ottimista circa la capacità di reazione degli zombie italilandesi, anche perché io ho un’idea su chi saranno costoro, sfigati pescati tra le fila dell’ortodossia militante cattocomunista e, attenzione, multietnica. Si, secondo me, a parte un nucleo di idioti con la sindrome dell’infame talebano provenienti da movimenti, sentinellume, associazionismo, rubedomerdaiolame vario, il grosso sarà costituito da quei bei negroni palestrati, molti dei quali con addestramento militare, che finalmente non vedremo più bighellonare per strade e piazze: dopo aver controllato e mappato il territorio nel loro apparente ciondolare sanno benissimo cosa fare, come farlo, dove farlo e chi andare a prendere. E gli italilandesi, ormai incapaci di reagire, prenderanno saccate di legnate.
Per quanto mi riguarda, posto che frequento luoghi ben differenti da quelli della movida – mi dispiace ma è 90/10 e se i guru vi hanno insegnato che siamo tutti fratelli e che giudicare è male significa che vi siete fatti mettere la merda nel cervello – non posso che consigliare a chi possieda un minimo di attributi nuovi paradigmi, per esempio per il riciclaggio del vetro, abbondante in forma di bottiglia nelle aree movidose.
Come dite, spaccare le bottiglie e tagliare la faccia ai guardametro? Ma siete impazziti? A parte che quelli vi prendono, cari fighetti, e vi rivoltano come calzini, non è etico, non è bio, non è multiculturale. E siccome siete un po’ agitati vi fanno pure il TSO. Namasté.

Alberto Cazzoli Steiner

1 – “La lingua sapiente e l’agile mano dan gioia e sollievo al duro banano.” – Ifigonia in Culide, Atto I, Sala del Trono, coro delle Vergini.
2 – l’organico della polizia di stato assomma 95.000 unità, i carabinieri sono 110.000 dopo l’inclusione del corpo forestale, la guardia di finanza conta 63.000 effettivi, la marina militare 30.000, l’aeronautica 40.000.